
Cucina outdoor: quando cucinare diventa parte della vita all’aperto
Agosto 18, 2026Visitare Cersaie significa vedere tantissimo.
Superfici, colori, formati, nuove lavorazioni, ambientazioni, dettagli tecnici e soluzioni che probabilmente richiederebbero decine di articoli per essere raccontati.
Ma ogni designer attraversa una fiera con uno sguardo diverso.
Ci sono cose che osserviamo e lasciamo lì, altre che fotografiamo perché interessanti e poi ci sono quelle che ci fanno fermare, avvicinare, toccare un materiale o immaginare immediatamente dove potremmo utilizzarlo.
Per questo, tornando da Cersaie 2026, ho deciso di non raccontarvi tutto quello che ho visto e nemmeno di stilare una classifica delle tendenze.
Ho scelto invece cinque cose che mi porto a casa: idee, materiali e dettagli che mi hanno colpita e che, probabilmente, ritroverete in piccole dosi anche nei miei prossimi progetti.

1. Piccoli formati, tanto colore
hi mi segue lo sa: amo i piccoli formati colorati e li utilizzo spesso nei miei progetti.
Per questo, arrivando in fiera ed entrando nel mondo di Cerasarda e Tonalite, mi sono letteralmente venuti gli occhi a cuore. Colori, superfici, formati e possibilità di abbinamento, senza contare tutti quei piccoli decori che ho continuato a scoprire girando tra gli stand.
È una tipologia di rivestimento che, secondo me, va dosata nel modo giusto. Non necessariamente su grandi superfici e non ovunque: può bastare una parete, una nicchia, l'interno di una doccia, un paraschizzi o semplicemente un dettaglio studiato bene.
Ed è proprio questo che mi piace dei piccoli formati: anche utilizzati in pochi metri quadrati possono dare un carattere pazzesco all'intero progetto.
Non devono necessariamente essere protagonisti assoluti. A volte basta inserirli nel punto giusto perché diventino quel dettaglio che rende uno spazio riconoscibile.

2. Superfici materiche: viene voglia di toccarle
Un altro tema che mi ha conquistata al Cersaie sono state le superfici materiche e tattili.
Righe, plissettature, piccoli quadrati, puntini e texture a rilievo: lavorazioni diverse che trasformano una superficie apparentemente semplice in qualcosa che cambia con la luce e con il punto di osservazione.
Le ho viste sia nelle finiture lucide, dove i rilievi creano giochi di riflessi più evidenti, sia nelle versioni opache, più morbide e discrete. E ammetto che è difficile resistere alla tentazione di passarci sopra una mano: sono superfici che viene spontaneo toccare, non soltanto guardare.
Quello che mi piace è che non hanno bisogno di essere eccessive per farsi notare. La tridimensionalità crea ombre, profondità e un movimento discreto ed elegante, capace di dare carattere anche a una superficie monocromatica.
Anche in questo caso, nei miei progetti le immagino utilizzate in maniera mirata: una parete, una boiserie, il fondo di una nicchia o una porzione di rivestimento possono diventare un elemento architettonico senza necessariamente riempire tutto lo spazio.
Perché a volte non serve aggiungere un altro colore o un altro materiale: basta lasciare che sia la superficie stessa a creare movimento.

3. Le venature: un ritorno alla naturalezza
Girando per Cersaie ho avuto una sensazione abbastanza precisa: l'effetto marmo, grande protagonista delle ultime edizioni, quest'anno mi è sembrato meno presente.
Quello che ha attirato maggiormente la mia attenzione è stata una sua interpretazione più naturale e materica: superfici prevalentemente opache, attraversate da venature importanti, non soltanto visibili ma anche percepibili al tatto.
Venature leggermente scavate, che seguono il disegno della superficie creando piccole variazioni di profondità. Una lavorazione che mi ha ricordato, per sensazione tattile, alcune finiture della pietra naturale, come il marmo fiammato.
Il risultato è un effetto meno patinato, più autentico, nel quale la venatura non è semplicemente un elemento grafico stampato sulla lastra, ma diventa parte integrante della sua matericità.
È proprio questa sensazione di estrema naturalezza che mi ha conquistata.
Mi piace immaginare queste superfici inserite in progetti nei quali il materiale possa esprimersi senza troppi elementi di contorno, lasciando che siano le venature, la luce e le leggere variazioni di rilievo a costruire il carattere dell'ambiente.

4. Suggestioni rétro, interpretazioni contemporanee
Un altro aspetto che mi ha piacevolmente colpita è stato il richiamo alle atmosfere di inizio Novecento, reinterpretate attraverso materiali, colori e lavorazioni contemporanee.
Piccoli mosaici geometrici, superfici strutturate e finiture che ricordano gli smalti lucidi di una volta: dettagli capaci di catturare la luce e creare riflessi delicati, portando negli ambienti quel fascino un po' rétro che personalmente trovo irresistibile.
E poi il ritorno del terrazzo, il tradizionale pavimento alla veneziana, rivisitato con un linguaggio decisamente più attuale.
Tra le interpretazioni che ho osservato, alcune mi hanno colpita in modo particolare: le inclusioni decorative sembravano perdere la classica forma dei piccoli frammenti di pietra per trasformarsi quasi in petali caduti, sparsi delicatamente sulla superficie.
Un effetto grafico originale, leggero e quasi poetico, che conserva il richiamo alla tradizione ma lo rende contemporaneo.
Sono materiali che mi piacerebbe utilizzare per dare personalità a un ingresso, a un piccolo bagno o a una zona di passaggio, magari accostandoli ad arredi dalle linee essenziali per creare un piacevole dialogo tra passato e presente.
Perché recuperare un'estetica del passato non significa necessariamente creare un ambiente vintage: a volte basta reinterpretarne un dettaglio per ottenere qualcosa di completamente nuovo.

5. Le trasparenze: quando la luce diventa protagonista
Se nella scorsa edizione di Cersaie vasche e lavabi in resina traslucida avevano fatto una timida comparsa, quest'anno la mia impressione è stata completamente diversa: nel 2026 le trasparenze erano praticamente ovunque!
Vasche e lavabi in resina, superfici che lasciano filtrare la luce, colori delicati e profondità inaspettate. Elementi che alleggeriscono visivamente anche i volumi più importanti, creando un interessante gioco tra materia, colore e luminosità.
Ma non è stata soltanto la resina a conquistarmi.
Sono rimasta particolarmente affascinata anche dai lavabi in vetro lavorato, con texture, rilievi e dettagli decorativi che strizzano l'occhio alle atmosfere di inizio Novecento.
Oggetti che sembrano recuperare il fascino del vetro artigianale, reinterpretandolo attraverso forme e lavorazioni contemporanee.
Quello che mi piace delle trasparenze è proprio questa loro capacità di rendere un elemento funzionale, come un lavabo, un vero protagonista del progetto senza necessariamente ricorrere a dimensioni importanti o decorazioni eccessive.
La luce attraversa il materiale, ne evidenzia lo spessore, il colore e la lavorazione, trasformando la percezione dell'oggetto.
Una soluzione che immagino soprattutto in quei progetti nei quali anche un piccolo dettaglio può diventare una scelta di carattere.
Cosa mi porto davvero a casa dal Cersaie 2026?
Tanti materiali meravigliosi
Alcuni li utilizzo già, altri mi piacerebbe sperimentarli nei prossimi progetti, sempre con una convinzione: non tutto ciò che ci piace deve necessariamente entrare in un ambiente, e soprattutto non tutto insieme.
Il bello del mio lavoro sta anche qui: osservare, selezionare, interpretare e trovare il posto giusto per ogni elemento.
Perché l'obiettivo non è creare una casa che sembri uno stand fieristico, ma uno spazio che racconti davvero chi lo vive.
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